Ho provato un senso di sollievo leggendo ‘Troppo ego oscura il social? pubblicato su repubblica.it un paio di giorni fa. Finalmente un’alleato, una voce – quella di Giuseppe Smorto – che ha espresso quello che penso da molto tempo: c’è troppo ego e, aggiungo, voyeurismo (che a mio parere vanno spesso di pari passo) nei social network.

Social-network-egoTuttavia, pur condividendo molte delle affermazioni di Giuseppe Smorto, non credo che la domanda sia se ‘il social è pubblico o privato’. Tutto ciò che viene scambiato in rete è pubblico per definizione (in barba a tutte le opzioni per la salvaguardia della privacy).

Credo piuttosto che troppo spesso non ci si chiede (o si dimentica) quale sia la vera funzione dei social network: comunicare, entrare in relazione, scambiare idee, informazioni, foto, video, musica e molto altro, con una comunità. Ancora una volta siamo – o dovremmo essere – nella sfera del pubblico, e non del privato.

Rabbrividisco quando su Facebook vedo pubblicate 27 foto del gatto o del cane, quando leggo conversazioni che rasentano l’insulto o quando mi trovo di fronte, come mi è capitato recentemente, la foto dell’ecografia. La fiera della vanità: gente che ama farsi vedere (l’ego, appunto) e gente a cui piace guardare (ed ecco il voyeurismo).  Poco tempo fa, ho creato su Twitter una lista tutta dedicata all’Italia. Risultato? Interazione intelligente praticamente assente, e su 100 tweets una media di 80 da una persona all’altra con null’altro che conversazioni del tipo ‘ma che buona la pizza che ho mangiato, com’era il tuo gelato?’ o ripetute comunicazioni via Foursquare per dire ‘sono qui a prendere l’aperitivo’.

Questo fenomeno mi porta ad alcune considerazioni:

  1. Il ruolo massiccio di ego e voyeurismo nei social networks sembra particolarmente pronunciato in Italia. Scrivo un blog di viaggi in inglese, e la maggioranza dei miei contatti sui diversi social networks è internazionale. Non dico che all’estero siano assenti, ma molto meno frequenti. In ambito internazionale, in particolare anglosassone, c’è un’etiquette per ogni social media, ampiamente accettata e rispettata.
  2. Facebook non è l’album di famiglia, e nemmeno la versione moderna del vecchio diario. Sappiamo tutti che i network di moltissimi utenti di Facebook comprendono spesso pochi amici e parenti, e una schiera più o meno ampia di sconosciuti o quasi. Ora che è stata inserita l’opzione di suddividere e catalogare gli ‘amici’ in liste, perché non scambiare con i pochi intimi ciò che difficilmente interessa una vasto pubblico?
  3. Twitter non è l’alternativa alla mail o alla chat. Abbiate pietà di chi Twitter lo usa per quello che deve essere: una piattaforma di informazione e di scambio, un modo per entrare e rimanere in contatto con una community, uno strumento di lavoro. Vi siete mai chiesti perché mai a chi vi segue su Twitter dovrebbe interessare dove siete a mangiare la pizza (tranne forse a una ristretta cerchia)? E per chi non lo sapesse, esiste in twitter la possibilità di mandare messaggi diretti, creata appositamente per consentire conversazioni private.
  4. I social network , quando ben utilizzati, sono uno strumento straordinario a sostegno del web marketing. Tuttavia, in un contesto dove i network si allargano a macchia d’olio e la quantità di comunicazioni (di qualunque tipo) scambiate è gigantesca, saper individuare chi si serve dei social media come strumento di scambio e di interazione è cruciale per realizzare un’attività social efficace. Riprendendo la didascalia del ‘Conversation Prism‘ di Brian Solis, i social media sono “The art of listening, learning and sharing“, l’arte di ascoltare, imparare e condividere.

Non credo rimarrete sorpresi di sapere che la lista Twitter/Italy che avevo creato è stata cancellata. Spero che chi c’era non c’è più non se ne abbia a male. Ognuno fa dei social network l’uso che meglio crede.  Solo che le lunghe serie di conversazioni private su Twitter mi fanno lo stesso effetto del tipo seduto accanto sul treno, che parla al cellulare per tutto il viaggio. Quanto a me, se voglio una conversazione privata, mi affido ai vecchi ma sempre utili strumenti: il telefono, la mail o la chat.

 

 

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